Il derby d’Italia

Il derby d’Italia

Juventus – Inter non è solo una partita di calcio come le altre. E’ il derby d’Italia, una sfida mondiale in pratica.
90 minuti, 3 punti e 22 uomini in campo per conquistarli. Inter-Juventus però non è una partita che si può misurare, va oltre i numeri e tocca l’orgoglio. Seguirla è d’obbligo e viverla nella Scala del Calcio è un’emozione.
Sabato alle 20.30 si sfideranno due dei club più seguiti in Italia e nel mondo per una gara mediatica internazionale: Inter-Juventus verrà trasmessa in ogni continente per un totale di circa 200 paesi, da oltre 40 broadcaster. Saranno invece circa 420 gli operatori dell’informazione accreditati, con 55 media stranieri e oltre 250 giornalisti.
Il Derby d’Italia si conferma una partita a cui bisogna rispondere presente, sul campo e sugli spalti come ha ricordato Matias Vecino: “Bisogna essere concentrati perché sabato affrontiamo una grande squadra. Nelle prossime partite abbiamo la possibilità di chiudere la nostra corsa per la Champions e Inter-Juventus è una partita fondamentale, una bella opportunità. Poi è una sfida molto sentita dall’ambiente, dai nostri tifosi e sarebbe importante regalare una bella giornata”.
85 i confronti di Serie A al Meazza tra le due formazioni. Lo stadio sarà raggiunto da tifosi provenienti da ogni parte del mondo. Gli Inter Club per questa partita hanno sempre registrato numeri eccezionali: saranno più di 17mila i soci presenti, in linea con il record assoluto toccato dalla campagna tesseramenti della stagione 2018/19 che ha superato i 137mila iscritti in oltre 906 Inter Club, dai più vicini ai più lontani, disposti a percorrere oltre 16.000 km per assistere dal vivo al match.
La squadra nerazzurra è a caccia di una vittoria che permetterebbe di ipotecare la qualificazione alla prossima Champions e dovrà vedersela con quella di Allegri già laureatasi matematicamente campione d’Italia, ma intenzionata a chiudere in bellezza la stagione, espugnando il campo degli storici rivali.
Lo storico dei confronti tra nerazzurri e bianconeri, fa registrare al momento 82 vittorie da parte della Vecchia Signora, contro le 46 degli avversari con 43 pareggi. 236 i gol segnati dalla formazione piemontese e 199 da quella lombarda. Quest’ultima in casa ha realizzato complessivamente 133 marcature subendone 95, mentre la Juve davanti ai propri tifosi ha trovato la via del gol in 151 occasioni, incassandone 66.
Nonostante il campionato sia ormai archiviato, e i grandi giochi siano ormai chiusi del tutto. Questo match ha il sapore di una finale, un evento calcistico che nessun amante dello sport può e vuole perdersi.

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Serve ancora 1 punto

Serve ancora 1 punto

La Juve prepara la festa tricolore allo Stadium. Basta un punto solo contro la Fiorentina, ma mezza squadra si ritrova in infermeria con problemi più o meno gravi. Non c’è solo l’eliminazione dalla Champions a pesare sull’umore di una Juve fatta a pezzi, nel senso letterale. Il portiere Perin e il centrocampista Khedira hanno già chiuso la stagione per farsi operare rispettivamente a spalla e ginocchio, per questo staranno fuori almeno 3 mesi, mentre Allegri contro i viola si ritrova anche senza Mandzukic che rischia di non rientrare più per il finale, Chiellini il quale invece spera di farcela con l’Inter, Douglas Costa, Dybala e Caceres.
Con 5 giornate d’anticipo sarebbe record: come l’Inter del 2007. Manca un punto all’ottavo tri- colore consecutivo e, se tutto andrà come deve, la Juve scriverà oggi un’altra pagina di storia. Ma sarà vera festa? A tre giorni dalla tremenda delusione di Champions, chissà come verrà accolto l’ennesimo scudetto. In tanti, nel popolo bianconero, considerano la supremazia in Italia ormai una routine, un qualcosa che non va nemmeno più festeggiato.
Tutto è quindi nelle mani di Cristiano Ronaldo. Dando uno sguardo alle statistiche si può davvero ben sperare.
La Juventus è la squadra contro cui la Fiorentina ha perso più partite in Serie A e quella contro cui ha la più bassa percentuale di vittorie. Inoltre la Juventus ha sempre battuto la Fiorentina allo Stadium in Serie A: sette vittorie su sette incontri, con 14 gol segnati nel parziale.
In caso di vittoria del titolo nel prossimo turno, la Juventus eguaglierebbe l’Inter del 2006/07, l’unica squadra capace finora di vincere lo Scudetto con cinque giornate d’anticipo nell’era dei tre punti a vittoria.
Alla fine di tutto quello che conta davvero è portare a casa almeno un punto che consenta alla Juve di vincere il suo ottavo scudetto consecutivo. Certo la delusione dell’ennesima eliminazione dalla Champions League fa ancora molto male. Ma, così come ha anche detto Allegri in diverse interviste, la festa scudetto si deve fare. E’ giusto festeggiare una gran bella stagione piena di soddisfazioni.

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Crolla anche la borsa

Crolla anche la borsa

Battuta d’arresto anche per il titolo Juventus in borsa. Costa caro l’addio alla Champions, la Juve brucia 286 milioni in Borsa”.Una sconfitta che fa letteralmente piangere i conti. Il titolo in Borsa crolla del 17%”. I costi stimati dell’addio alla Coppa sono 286 milioni di capitalizzazione oltre a 32 milioni di mancati premi.
Con il crollo subito dal titolo del club in Piazza Affari (-17% a 1,39 euro), improvvisamente si inizia a ipotizzare lo scoppio di una bolla speculativa. La Juve in Borsa vale diciotto volte il suo patrimonio netto (pari, a fine dicembre, a 79,5 milioni), ovvero il valore dei mezzi propri della società. Un multiplo già di per sé abnorme soprattuto se si considera che il raffronto con altre squadre quotate in Borsa: il Manchester United vale 3300 milioni di dollari a Wall Street, un livello pari a 5,9 volte i suoi mezzi propri; l’Ajax vale 2,1 volte il suo patrimonio netto; il Borussia Dortmund vale 2,2 volte il suo patrimonio; la Lazio 1,5 volte, mentre i mezzi propri del Benfica superano seppure per solo un paio di milioni di euro la sua capitalizzazione.
Quindi, è chiaro che – a caldo – si tratta di una reazione speculativa del mercato. E bisognerà vedere anche nei prossimi giorni se proseguirà e di quanto il calo delle quotazioni a Piazza Affari. Ma allo stesso tempo, si comincerà a fare i conti con l’impatto sui conti della Juve causati dall’eliminazione in Champions. E’ vero che finora si era assicurata più di 90 milioni grazie a diritti tv, passaggio ai quarti di finale e incassi da stadio. Ma è anche vero che l’impegno di spesa per i giocatori e l’ingaggio della super stella Ronaldo ne ha fatto lievitare le spese. Vincere la Champion non avrebbe solo fatto salire di almeno altri 30-40 milioni i ricavi derivanti dalla massima competizione europea, ma avrebbe garantito un impatto senza precedenti a livello di marketing, con relativi contratti commerciali.
Infatti anche per “proteggersi” dall’eventuale eliminazione, la Juventus, solo un mese fa, aveva collocato sul mercato un bond da 125 milioni, in modo da migliorare la sua esposizione debitoria. Ora la società dovrà non solo programmare la prossima stagione dal punto di vista sportivo – nonché l’ennesimo tentativo di dare l’assalto all’ex Coppa dei Campioni che le manca da 22 anni – ma soprattutto sul piano finanziario. Ronaldo costa quasi 70 milioni all’anno e i risultati sul campo di quest’anno, nonostante l’ingaggio della stella portoghese, sono inferiori all’anno scorso. Non ci sarà un ridimensionamento: la Juve può contare non solo sulla solidità patrimoniale del suo socio di controllo, ma anche sul fatto di essere l’undicesima società di calcio professionistico in Europa per giro di affari. Ma non potendo contare, come le squadre inglesi, su ricchi contratti da diritti tv per il campionato nazionale e nemmeno, come Real e Barcellona, sui contratti record con gli sponsor, dovrà fare bene i conti per rinforzare la squadra.

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E’ finita Juve eliminata dalla Champions

E’ finita Juve eliminata dalla Champions

Il sogno della Juve in Champions Legue finisce quì. Bianconeri battuti 2-1 in casa dall’Ajax.
Matthijs de Ligt salta quasi fino in cielo, una spanna sopra Rugani e Alex Sandro, e di testa la mette nell’angolo: è il 2-1 per l’Ajax, è la fine di tutto. L’immagine simbolo dell’eliminazione della Juve dalla Champions è servita e in uno scatto c’è tutto. Il dominio fisico appartiene all’Ajax, con un capitano 19enne già capace di decidere un quarto di finale di Champions. Ovviamente non era quella vista la Juventus che ci si aspettava. Una squadra deludente, mezzo metro sotto il livello atteso, lontanissima dalla stessa Juventus vista un mese fa contro l’Atletico Madrid. La Juve ancora una volta trova una serata maledetta ma c’è una differenza rispetto al passato: l’Ajax poteva segnare altre due, tre volte e non ci sono dubbi, ha meritato. Ronaldo ha segnato il solito gol da fenomeno ma è stato solo, troppo. La Juve non è sembrata pronta alla grande serata.
C’è stato un momento, intorno alle 21 e 30, in cui tutto sembrava perfetto. Allegri per una volta non cita l’ippica ma il basket e segna con uno schema ben preciso. C’è un angolo da destra, Bernardeschi, Emre Can, Rugani e Bonucci fanno massa a centro area e Cristiano gira intorno a questo strano quadruplo blocco. La battuta di Pjanic è quella scritta nel copione, perfetta, De Ligt perde CR7 e lo guarda segnare l’ennesimo gol di testa. Il pareggio però, come all’andata, arriva troppo presto, un po’ all’improvviso la fine di tutto. Un cross da sinistra rimbalza fuori dall’area dove Ziyech calcia maluccio ma finisce per liberare Van de Beek davanti al portiere, tenuto in gioco da Bernardeschi. Il biondo trova l’angolo e corre a esultare. Qui finisce una prima partita, un po’ bloccata ed equilibrata.
Questa Juve un pò bruttina però non sorprende nemmeno più di tanto. Le ultime 24 ore avevano lanciato un allarme: Mandzukic, Chiellini e Douglas infortunati, tutti assenti, in coda a una primavera piena di piccoli problemi fisici. Il campo conferma: la Juve non sta bene, entra morbida, come stanca, difende bassa e fatica a ripartire. L’Ajax allora probabilmente capisce di averne di più, alza il ritmo e comanda. L’occasione buona per Allegri passa per Kean, liberato da uno “stop più assist” da campione di Ronaldo, ma Moise calcia fuori. E allora, inevitabile, aumenta la sensazione che all’Ajax manchi giusto un po’ di cinismo per chiudere la partita. Il gol di De Ligt arriva poco dopo, puntuale, con un colpo di testa a centro area su angolo da destra.
A questo punto la Juve dovrebbe reagire, ma non lo fa anzi quasi rischia di subire il terzo gol. La partita finisce così con l’Ajax che festeggia sotto la curva e con i giocatori che escono a testa bassa.

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A Ferrara per preparare la Festa

A Ferrara per preparare la Festa

A Ferrara la Juventus ha la possibilità concreta di prendersi lo scudetto con un largo anticipo rispetto alla fine del campionato. Sul treno dei desideri verso il tricolore avrebbero dovuto esserci le casse di spumante e una banda di ragazzini per festeggiare. Ma all’appello manca in pratica mezza squadra. Strano modo di preparare una festa scudetto, lasciando a casa Ronaldo più altri otto giocatori tra infortuni (Chiellini, Emre Can, Caceres oltre al recidivo Douglas Costa) e turn over obbligato. La Juve si è ritrovata senza alternative possibili. A Ferrara si può vincere l’ottavo scudetto consecutivo, basta un punto solo contro la Spal per avere la matematica certezza del tricolore. Eppure nella testa dei bianconeri c’è anche dell’altro. La Champions, ovviamente e giustamente, con il ritorno dei quarti di finale che incombe. Anche perché martedì sera, allo Stadium, i campioni d’Italia si giocano tutto contro l’Ajax dopo l’1-1 di Amsterdam. E così Allegri ha optato per un necessario “piano risparmio”. Quindi riposo assoluto per i big, una formazione inedita infarcita di giovani debuttanti e soprattutto niente party scudetto. Insomma festa rinviata a prescindere dal risultato. La Juve stasera alle 19 ripartirà subito per Torino con il Frecciarossa, limitando gli eventuali brindisi nello spogliatoio del “Paolo Mazza”, e domani inizierà a preparare immediatamente la sfida europea. La trasferta di campionato, dunque, diventa quasi un fastidio, una pratica da archiviare velocemente . «Ce ne fossero di questi problemi – sorride Massimiliano Allegri, pronto a vincere il quinto titolo consecutivo in bianconero. Perché dopo questa prima festa, intima e rapida, la speranza della Juve è di viverne un’altra ben più corposa e lunga con i propri tifosi in Champions. Bentancur e Cancelo dovrebbero essere gli unici titolari di coppa chiamati agli straordinari, mentre in attacco si sperimenta la coppia Dybala-Kean. Entrambi hanno segnato al Milan una settimana fa e ora si giocano una chance per la Champions. Moise va a caccia di un altro primato. Il fenomenale millenial, seguito da Real e Psg, ha segnato in tutte le ultime tre partite di campionato e l’ultimo giocatore più giovane a riuscirci fu Mario Balotelli nel 2009. In caso di poker sarebbe nella storia oltre che proiettato in un brillante futuro.

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Ajax: benino la prima

Ajax: benino la prima

La prima parte della sfida con l’Ajax si è conclusa con un pareggio. Una gara sicuramente non facile contro un avversario temibile e davvero molto combattivo. Ma partiamo dalla Juve.
L’obiettivo di Allegri è stato chiaro fin da subito: sfruttare a proprio vantaggio l’esasperata aggressività degli avversari provando a trovare ampi spazi dietro le linee di pressione dell’Ajax. Solo che ci è riuscita soltanto a tratti e per lo più nel primo tempo rispetto al secondo, riuscendo però a concretizzare il suo gioco in un gol e in diverse buone occasioni.
L’Ajax invece ha tenuto fede alla sua strategia mirata a dominare il possesso in modo da sfruttare al meglio le caratteristiche di ogni giocatore e ridurre al minimo le fasi di difesa. Ben presto il passaggio degli olandesi ha prevalso sui tentativi di pressing dei bianconeri. La squadra di Allegri si è trovata a doversi chiudere in difesa per non concedere troppo spazio sulle linee. Cercando di resistere al meglio all’urto del palleggio avversario. Anche se l’aggressività dell’Ajax era evidente anche senza possesso palla. Però bisogna dire che l’intelligente partita difensiva messa in atto dalla juve non ha lasciato tanto spazio per occasioni pericolose degli olandesi.
In vista del ritorno la Juventus è in una posizione di vantaggio alla luce del gol segnato in trasferta. Bisogna però chiedersi quali siano le soluzioni per contrastare la squadra olandese e non correre pericoli in casa. C’è però da dire che il gioco dell’Ajax non lascia molte alternative ad Allegri. Il mister dovrà saper approfittare dell’alta densità in zona palla degli avversari e attaccare gli spazi alle spalle delle linee di pressione. Una buona soluzione sarebbe quella di aumentare la percentuale di possesso palla così da spezzare il ritmo del palleggio dell’avversario olandese. Insomma benino la prima. Adesso tutto si giocherà allo Juventus Stadium. In casa bisognerà fare i padroni del campo, ridurre al minimo gli errori, chiudere tutti gli spazi. La parola d’ordine? Sicuramente Vincere!

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Basta cori razzisti

Basta cori razzisti

Ancora cori Razzisti sui campi di calcio. Durante la sfida con il Cagliari nuovi cori razzisti, fischi e insulti contro Kean.
Quello che è successo al giocatore della Juventus è veramente qualcosa di indegno, noi tutti indipendentemente dai colori calcistici, dovremmo prendere posizione contro questi idioti. Non devono esistere queste situazioni. Cagliari è una piazza rispettosa, ma ci sono anche lì delle pecore nere. E’ un qualcosa di vergognoso, e dobbiamo dirlo con sdegno. Bisogna mettere fine a questa vergogna”. La Digos della Questura di Cagliari sta lavorando su quanto accaduto, durante Cagliari-Juve: non solo per gli ululati a sfondo razzista contro Kean, ma anche su quanto avvenuto in tribuna, sul lancio di fumogeni prima del match e su due episodi in città che vedono protagonisti piccoli gruppetti di supporter rossoblù e bianconeri. Sul fronte dei ‘buu’ e dei fischi all’indirizzo dell’attaccante della Juventus, gli specialisti della Questura visioneranno e ascolteranno tutti i filmati delle telecamere dello stadio, ma anche quelle delle televisioni, per verificare cosa è accaduto realmente e accertare anche se gli insulti siano avvenuti già prima del goal di Kean. Verifiche sono in corso anche sulla lite tra un tifoso della Juve e uno rossoblù avvenuto in tribuna centrale, proprio dopo la seconda marcatura dei bianconeri: non ci sarebbe stato uno scontro fisico tra i due, ma la Polizia intende verificare ogni cosa. Gli agenti della Digos lavorano anche per individuare chi ha lanciato i fumogeni prima del match. il presidente del club sardo, Tommaso Giulini, liquida la faccenda come “nulla”. E rimanda a quanto detto nel dopo partita. Il concetto espresso subito dopo Cagliari-Juventus in sintesi è questo: se un’esultanza come quella di Kean – questo aveva fatto capire Giulini in diretta su Sky – l’avesse fatta Bernardeschi, insulti e buu, non razzisti, sarebbero piovuti lo stesso. Come dire, niente razzismo. Ma fischi e urla in risposta alla particolare esultanza del giocatore proprio davanti alla Curva nord del Cagliari. Una visione abbastanza fantasiosa di ciò che è davvero accaduto. Se è vero che gli insulti e i fischi sarebbero arrivati a qualsiasi giocatore bianconero che avesse esultato come ha fatto Kean, è anche vero che non si può e non si deve prendere sottogamba la forte connotazione razzista degli insulti. Un pò come accaduto qualche giorno fa al napoletano Koulibali. Questi gesti macchiano il gioco del calcio che avrebbe altresì la capacità di unire individui molto diversi accomunati dalla passione per un certo colore sportivo sotto un unico grande sogno di vittoria

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Formazione Obbligatoria

Formazione Obbligatoria

A Cagliari la Juve in pratica schiera una formazione obbligatoria vista la rosa in suo possesso.
La Juventus ieri ha preso un aereo per la Sardegna, eppure l’atmosfera non era proprio da vacanza: troppi e tanti posti vuoti sul volo. Allegri stasera giocherà alla Sardegna Arena – stadio di categoria «fastidioso catino» e sicuramente non «comodo salotto» – con 13 giocatori di movimento disponibili più i portieri e i ragazzi dell’Under 23 aggregati eccezionalmente alla prima squadra. Questa sarà soprattutto la Juve di Moise Kean, passato in un solo mese da ultima riserva di panchina a uomo fondamentale per il gioco della vecchia signora. E’ questa la magia del calcio: una riserva che si ritrova all’improvviso sotto i riflettori per un gioco del destino. Merito sicuramente anche delle sue doti e del suo talento ovviamente. Così come Chiellini che fa gli straordinari e gioca anche a Cagliari. Spazio disponibile quindi per tre giovani dell’U23. Martedì speciale per Hans Nicolussi Caviglia, Grigoris Kastanos e Stephy Mavididi. I nove titolarissimi indisponibili spalancano in pratica le porte della panchina ai tre ragazzi dell’Under 23.E chissà che a Nicolussi, fresco di debutto con l’Udinese, non tocchi un altro spezzone. Potrebbe anche esserci l’esordio di Mavididi, punta esterna classe 1998 di passaporto inglese, e di Kastanos, centrocampista cipriota anche lui del ‘98. Per il resto, torna la classica difesa a tre con Caceres e Bonucci accanto a Chiellini, che riposerà però nel match di sabato col Milan. Sulle fasce De Sciglio e Alex Sandro, in centrocampo fuori Bentancur, in avanti coppia obbligata Bernardeschi-Kean. Una juve insomma a metà tra le vecchie guardie solide e le nuove risorse su cui è necessario puntare. In questo tour de force calcistico la fortuna della Juve sta proprio nella sua possibilità di contare su una rosa di giocatori utilizzabili davvero ampia. Soprattutto ogni singola risorsa non vede l’ora di avere una chance per poter scrivere il proprio nome a caratteri cubitali nella storia.

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