Durante l’ultima partita di campionato abbiamo assistito alla incredibile caduta della Juventus.
Tutti i giornali parlano di quello che è successo a Genova: Juve battuta 2-0 dal Genoa. la squadra di Allegri non registrava una sconfitta con un certo scarto di reti dalla partita con la Roma del 2017. Quello che abbiamo visto è sicuramente una Juventus con La testa dei altrove: incerti in difesa e soprattutto inconcludenti e poco cattivi in attacco. Prandelli riesce inoltre a mettere in campo la giusta tattica di gioco puntando tutto sui i cambi. Sturaro e Pandev dalla panchina direttamente al gol. Sante parole quelle di Lippi. L’ex commissario tecnico campione del mondo l’aveva detto che a questo punto dipende tutto dalla Juve, non dalle sqaudre rivali. Se la Juve fa la Juve, gioca come sa e se, soprattutto, ha voglia di spaccare il mondo, nessuno riesce a fermarla. Altrimenti possono essere guai come a Madrid. È successo ad Allegri contro il più bel Genoa possibile, appena subito dopo le meraviglie «atletiche». Juve surclassata 2¬-0, senza alibi e senza scuse. La testa sicuramente altrove, forse un calo di adrenalina da dopo sbronza della vittoria con l’Atletico. Mai essere troppo sicuri di sè C’è sempre una prima volta. E non c’era occasione migliore per perdere in campionato ponendo fine ad un’imbattibilità che andava avanti da 27 settimane.
Nel primo tempo subito un episodio che fa discutere. Rigore prima concesso e poi non assegnato al Genoa dopo la consultazione del Var. Il responso è semplice: il tocco di mano incriminato di Cancelo era stato preceduto da un fallo altrettanto punibile di Kouame. Sempre nella prima parte della gara gol annullato a Dybala per fuorigioco di Emre Can.
Le reti rossoblù arrivano entrambe nel secondo tempo: sblocca per primo il risultato l’ex Sturaro, dopodiché tocca all’ex del Napoli Pandev che raddoppia la distanza.
Sicuramente a Genova la Juve era troppo sicura di se, colpevole anche di aver preso sottogamba un avversario comde il Genova. Sicuramente lezione imparata dai bianconeri.

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