Il 24 gennaio del 2003 un carcinoma alla prostata si portava via Gianni Agnelli: l’uomo dai mille volti. Nato a Torino nella casa di famiglia in corso Oporto (ora corso Matteotti),quello che poi diventerà per tutti “l’avvocato”, fu il nipote dell’omonimo senatore Giovanni Agnelli.

Il padre Edoardo morì tragicamente in un incidente aereo nel 1935, quando Gianni aveva 14 anni. Nel primo dopoguerra lascia a Vittorio Valletta la presidenza dell’azienda di famiglia, si gode la giovinezza: tornerà a prendere le redini della Fiat nel 1966, a 45 anni Nel 1953, a Strasburgo, nel castello di Osthoffen, sposò Marella Caracciolo dei Principi di Castagneto dalla quale ha avuto due figli, Margherita ed Edoardo, morto in un tragico incidente d’auto nel 2000.

Le curiosità, le rarità, gli aneddoti e i racconti sulla vita di Agnelli non si contano, così come le sue vanità e le abitudini stravaganti diventati poi moda, come quella di portare l’orologio sul polsino della camicia. La sua fu una vita costellata di amori, interessi e passioni, come quella per lo sci, l’andare in barca a vela, la Ferrari, e soprattutto la Juventus, a cui sono ispirate le sue massime più belle, tra cui:

<<Avere Platini in squadra era come avere una credit card sempre a portata di mano.>>

Gianni Agnelli e gli anni della presidenza della Juventus

Gianni Agnelli e la Juventus erano un binomio indissolubile, un amore che iniziò ben prima della nomina a presidente della società, durata dal 1947 al 1954. L’impatto che l’operato dell’avvocato ebbe sul destino e sull’organizzazione dei bianconeri fu enorme.

A lui si devono l’acquisto di Giampiero Boniperti, John Hansen e Karl Åge Præst, decisivi per la conquista di due campionati di Serie A nel 1950 e 1952: i primi vinti dalla vecchia Signora. Sempre all’avvocato, la Juventus deve la sua trasformazione da club privato, che sottostava alla casa automobilistica rivale Cisitalia, presieduta da Piero Dusio, ad un’azienda indipendente, con un suo capitale privato.

Nel 1952 terminò la sua attività da presidente ma, rimase comunque legato ai bianconeri, di cui rimase presidente onorario fino al 1994, l’anno il cui cedette tutte le sue attività al fratello Umberto, artefice di altrettanti grandi successi della Juventus: dieci titoli di campione d’Italia, quattro coppe nazionali, una Coppa Intercontinentale, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, tre Coppe UEFA e una Supercoppa europea. 23 trofei in totale in 48 anni, e i primi passi mosso verso il successo che oggi la squadra vive.

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