Il 7 dicembre alle 20:30 la Juventus incontrerà l’Inter per la centosettantesima volta, con un bilancio che di certo sorride ai bianconeri: 81 vittorie contro 46 e 43 pareggi. Ma, quella tra le due squadre è una sfida che va oltre il risultato, una rivalità che ha radici ben lontane nel tempo.

Juventus-Inter e la partita del 1961

Era il campionato 1960-61, e l’Inter era affidato alle mani dell’allenatore Helenio Herrera, che diede vita alla serie positiva dei nerazzurri: cinque gol a Bergamo, sei a Udine, cinque al Vicenza, durante il derby battono la Juventus a San Siro per 3-1 e, un mese più tardi, hanno ufficialmente in tasca lo scudetto d’inverno, precedendo di quattro punti i bianconeri. Ma, tra marzo e aprile qualcosa s’inceppa, e l’Inter torna distante ben quattro lunghezze dalla Juve, e la domenica del 16 aprile 1961 diventa cruciale per la squadra. Lo stadio è stracolmo, le tribune non bastano a contenere tutte le persone, che si sistemano a bordo campo, sulla pista d’atletica. Nonostante il pubblico sia vicinissime ai giocatori non sussisteva alcun pericolo, come testimonierà più tardi Aristide Guarniei stopper dell’Inter ma, l’arbitro Gambarotta non la pensa così, e al 31′ decide di interrompere il gioco.

Stando a quanto dettato dal regolamento, in questi casi la vittoria va alla squadra ospite, e l’Inter inizia a intravedere lo scudetto. Le cose cambiano il 3 giugno, proprio prima della conclusione del campionato quando la Caf accoglie il reclamo della Juventus, e da l’ok per far rigiocare la partita: si scatena il caos. Per protesta, il presidente Moratti, di comune accordo con Herrera, decise di portare in campo la Primavera, tra cui c’è anche un giovanissimo Sandro Mazzola, autore dell’unico goal di una partita che terminò 9-1.

Sei anni più tardi, Gianni Brera, coniò il termine Derby d’Italia per le sfide tra Juventus e Inter: senza mai spiegarne il perché.

 

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